La comunità apostolica e le cellule

Da alcuni passi del Nuovo Testamento, sembra che in diversi luoghi le comunità cristiane si siano struttu­rate in piccoli gruppi che si riunivano nelle case. Era il modo migliore per ritrovarsi senza dare molto nell'occhio alle autorità e potersi diffondere speri­mentando l'amore fraterno. Era anche un metodo di diffusione che si adattava molto bene alla struttura sociale del mondo greco-romano.
Quando leggiamo che san Paolo passava dall'an­nuncio nella sinagoga al ritrovarsi nelle case (cf At 18, 1-8; mancavano evidentemente gli edifici ufficiali), supponiamo che la diffusione del cristianesimo non poteva avvenire in altro modo se non organizzandosi in piccoli gruppi, sufficientemente autonomi ma in un'unica comunità.
Il fatto poi che in comunità ancora molto piccole, come quelle che vengono descritte nel Nuovo Testa­mento, ci fosse ugualmente un discreto numero di anziani, dottori e profeti riconosciuti ufficialmente, ci dice che la comunità esigeva un grande uso di cari­smi e di ministeri per il suo coordinamento.Un riferimento chiaro e più significativo di altri si ha in Rm 16, 1-16, dove l'Apostolo elenca le diverse "case" in cui si riunivano i credenti di Roma: la comunità della casa di Prisca e Aquila (v. 3), i familiari di Aristobulo, quelli della casa di Narciso e infine almeno altri due gruppi (vv.14-15)di cui aveva notizia.

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